
Pier Luigi Curreli - Il respiro invisibile (2026)
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Leo Ferretti ha tredici anni e una domanda che non riesce a togliersi di testa: dove va tutto quando muore? La domanda nasce dal lutto. Tre settimane prima, il nonno Bruno — geometra in pensione, collezionista di storie di guerra, odore di tabacco e naftalina — ha chiuso gli occhi per l'ultima volta in un letto bianco d'ospedale. Leo non riesce a capire dove sia finito quello che Bruno era: le storie, la voce, il calore. È diventato niente? È evaporato?Per sfuggire a questa domanda senza risposta, Leo fugge. Si infila nello zaino una borraccia e un quaderno e cammina fino al bosco di Valcerro, alle porte del paese. Lì, nella radura più vecchia, trova il Faggio — un albero secolare, grande quanto tre uomini a braccia aperte, con le radici che emergono dalla terra come architetture millenarie E il Faggio gli parla.Non è magia: è la capacità di ascoltare in modo diverso, quella che il dolore a volte apre. Attraverso la voce lenta e millenaria del Faggio, e poi attraverso le voci di tre compagni invisibili — Myco il fungo reticolare, Bact il batterio frenetico, Viro il virus geometrico — Leo comincia a capire che la sua domanda aveva già una risposta. Che la morte non è la fine del flusso, ma una trasformazione. Che il carbonio nel corpo del nonno non è sparito: è già in qualche ifa fungina, in qualche batterio del suolo, forse già in una foglia di primavera che deve ancora nascere.Il romanzo si svolge nell'arco di quattro anni. Leo cresce da un ragazzo in fuga dal dolore a un ragazzo di sedici anni con una pubblicazione scientifica internazionale e un transetto che diventa nodo di una rete europea di monitoraggio dei suoli forestali. La sua domanda iniziale — dove va tutto quando muore? — non ottiene una risposta consolatoria o vuota. Ottiene una risposta reale, verificabile, radicata nella chimica del suolo: la morte è un nodo del ciclo, un punto di redistribuzione dove il carbonio cambia forma e continua il suo viaggio. Non è meno dolorosa, quella risposta. Ma è vera. E la verità, per Leo, è abbastanza.