Kling fece la sua chiamata da un telefono pubblico perché non voleva essere lasciato a piedi in un posto così pubblico come la sala agenti. Non voleva rischiare la possibile derisione da parte degli uomini con cui lavorava giorno e notte, degli uomini cui spesso affidava la sua vita. E non voleva neppure fare la telefonata in qualunque altro posto della stazione di polizia. C'erano telefoni pubblici a ogni piano, ma una stazione di polizia è come una piccola città e i pettegolezzi viaggiano in fretta. Non voleva che nessuno lo sentisse balbettare in cerca di parole, in caso di rifiuto. Sentiva che il rifiuto era una possibilità molto concreta. Per questo era in piedi sotto la pioggia battente a un isolato dalla stazione di polizia, in una specie di conchiglia di plastica azzurra con un telefono sotto, intento a comporre il numero che aveva avuto dal centralinista della polizia e che aveva scarabocchiato su un pezzo di carta che adesso stava diventando molle di pioggia. Aspettò mentre il telefono suonava una volta, due volte, tre volte, quattro, cinque, pensò "Non è in casa", sei, set...