Cristiano D'Amora – Jago (2026)

JAGO
Un noir duro, sporco e senza redenzione nel cuore oscuro di Valencia.
Valencia, sotto una pioggia incessante che sa di sale e marciume, non è una cartolina per turisti. È una carogna lasciata a marcire al sole, dove l'ombra ha la consistenza del catrame e la morale è una merce in vendita. È qui che si muove Jago, un ex soldato ed ispettore di polizia con la barba incolta, i pugni sfatti e un tic allo zigomo che pulsa come un detonatore pronto a saltare. Per lui la giustizia non è un codice scritto sui libri, ma un conto aperto con il passato, nato nel gelo di un orfanotrofio dove Dio aveva smesso di guardare molto prima che imparasse a camminare.
Quando una scia di delitti rituali comincia a sventrare il sottobosco della città — corpi martoriati, rosari a trentatré grani e croci di Sant'Andrea incise a fondo sulla carne viva — la Jefatura trema. Non è un caso come gli altri: è una discesa agli inferi che chiama in causa i demoni di sempre. Tra chiese corrotte, nobili intoccabili protetti dai loro stessi segreti e un legame di odio e amore viscerale con Francisco De la Cruz, il re del Barrio Chino, Jago si troverà a tracciare una linea sottile tra la legge e la vendetta.
In questo romanzo d'esordio crudo e tagliente come un bisturi, Cristiano D'Amora scava nella carne viva dei suoi personaggi. Non ci sono sconti, non ci sono redenzioni facili, e la salvezza ha il prezzo salatissimo di un proiettile o di una dose per ingannare il dolore.
Mettetevi comodi, se ci riuscite. Ma tenete una pistola sotto il cuscino. Perché quando il freddo comincerà a salirvi nelle ossa, capirete che da questo libro non si esce vivi.