Fabio Gelo - Il Presidente senza scelta (EVAN WARD Vol. 3) (2026)
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Evan Ward è finalmente Presidente degli Stati Uniti. Questa volta non per diciotto giorni. Questa volta davvero.
Da sei mesi governa dalla Casa Bianca, con Rebecca Shaw al suo fianco come Vicepresidente e con una certezza che gli eventi precedenti gli hanno insegnato a non dimenticare: il potere diventa più pericoloso proprio quando sembra necessario usarne di più.
Poi qualcosa comincia a non tornare.
Sistemi essenziali ricevono priorità sbagliate. Procedure progettate per funzionare durante un’emergenza iniziano a trasmettere informazioni che sembrano autentiche. Ogni nuovo episodio costringe Washington a reagire più in fretta, coordinare più strutture, concentrare più decisioni.
E ogni soluzione offre al Presidente un po’ più di potere.
Mentre gli investigatori cercano di capire chi stia sfruttando le debolezze del sistema e il nome di Martin Calder torna a emergere dal passato, Evan deve affrontare una scelta molto più difficile che trovare un nemico: decidere quanto lontano può spingersi per proteggere il Paese senza trasformare un’emergenza temporanea in una nuova normalità.
Dentro la Casa Bianca, persino le persone di cui si fida non sono sempre d’accordo con lui. Fuori, ogni firma può sembrare una necessità o un abuso. E a casa, Lucas prova ancora a ricostruire una vita propria dopo ciò che gli è stato portato via durante la campagna.
Per Evan non si tratta più di conquistare la Presidenza.
Si tratta di capire che tipo di Presidente sarà quando la scelta più facile sarà anche la più pericolosa.
Il Presidente senza scelta è il capitolo conclusivo della trilogia di Evan Ward: un thriller politico sulla crisi, sulla fiducia e sul confine sottile tra esercitare il potere e permettere al potere di cambiare chi lo esercita.
La descrizione è costruita sul manoscritto: Evan governa da circa sei mesi, Rebecca è Vicepresidente, Lucas porta ancora le conseguenze del rapimento e la crisi centrale riguarda anomalie nei sistemi di continuità che spingono verso una crescente concentrazione dell’autorità, mentre l’indagine converge su Calder e i suoi collaboratori.