M. H. Russo - La Decima Allieva (La Saga della Scholomance Vol. 2) (2026)

Centotre giorni all'Equinozio di Primavera. Un'unica alba per sfuggire all'abisso.
La notte del dodici dicembre ha mandato in frantumi lo specchio di Palazzo Orsini, costringendo Lucian e Sophia a una fuga disperata attraverso un'Europa sepolta dal gelo. Sophia D'Avalos non è più una semplice restauratrice di archivi. È la Decima Allieva, una creatura mortale strappata alla tomba e inesorabilmente legata all'anima millenaria di Vlad III attraverso la Translatio Sanguinis. Ogni ferita inferta a uno si riverbera nella carne dell'altro, in un circuito biologico in cui il dolore e il piacere si fondono fino a far collassare il confine tra i due corpi.
Nel suo grembo, intessuto di sangue antico e fosforo vivente, pulsa il Rebis. La vita impossibile che sovverte le leggi della morte.
Dalle cripte impregnate d'assenzio del cimitero del Père-Lachaise alle catacombe foderate di piombo di Vienna, i due amanti inseguono le tracce dell'Evangelium Atrum Draconis. Sono braccati dai Segugi della Scholomance e dall'ombra famelica del passato, ma la verità incisa in quel testo maledetto è una condanna peggiore di una lama nel buio. Il Maestro della montagna non vuole distruggerli: vuole reclamare il nascituro all'alba dell'Equinozio per potersi finalmente liberare dalla roccia e camminare nel sole.
Per spezzare il debito primordiale e salvare la donna che ama, il Voivoda di Valacchia dovrà risalire le gole sulfuree della Transilvania fino al Lago Nero e compiere il sacrificio più empio. Sulle rive dell'abisso, sarà costretto a versare il sangue della sua prima discendenza per riscattare l'ultima.
Nel secondo volume di questa saga gotica, la devozione non è un rifugio. È un'arma affilata nel buio, e ogni carezza pretende un tributo di morte.
«Non ti lascerò a nessun abisso, Sophia. Se per salvarti dovrò bruciare il mondo fino alle radici, lo farò.»