Modesto Vera Berraquero - GUILLE (2026)

A sei anni, Miguel salì su un camion convinto che fosse il giorno più bello della sua vita. Quella sera stessa fu abbandonato, solo, in mezzo al nulla.
A centinaia di chilometri di distanza, sua madre seppellì una piccola bara bianca che nessuno le permise di aprire.
Vent'anni dopo, lei continuava a portare crisantemi su quella tomba. Lui era ancora vivo.
Un vecchio pastore sordo gli diede un nuovo nome, Guille, e gli insegnò tutto quello che sapeva: come accendere il fuoco, come far cagliare il latte, come leggere il cielo, come non lasciare traccia. Un allevatore di bestiame lo accolse in seguito, senza fare domande. Guille imparò a leggere, a lavorare, ad amare. Ma non parlò mai di ciò che ricordava. Non il bacio sulla fronte. Non la mano alzata. Non la casa che non riuscì mai a ritrovare.
Il giorno del suo matrimonio, in una fattoria lontana, un uomo in fin di vita chiese un prete e la Guardia Civil. Quello che confessò cambiò tutto: una tomba che custodiva il bambino sbagliato, una madre che aveva pianto una menzogna per due decenni, e un uomo che aveva trascorso vent'anni a fuggire dalla propria verità.
Guille è un romanzo di sopravvivenza, segreti e ricongiungimento. Ci sono terre selvagge, fame, caserme di paese, fiere del bestiame, una lettera che richiede un anno per essere scritta, e un viaggio di quattordici ore attraverso la Spagna. Non ci sono cattivi di cartone: anche il peggiore di loro fischietta una melodia che una volta insegnò a un bambino.
Per i lettori che preferiscono romanzi che fanno male lentamente e consolano alla fine.