Barbara Paris - La stanza delle voci (2026)

Barbara Paris - La stanza delle voci (2026)
Northbridge, novembre. Lara Whitman viene trovata morta in casa: la scena è compatibile con un suicidio. Sul tavolino c'è un'audiocassetta con un nome scritto a mano. Per Jack Roberts. Ascolta.
Sul nastro, la voce della donna ripete una frase che Roberts non ricorda di averle mai detto — ma che riconosce, perché è sua. L'ha costruita lui, parola per parola, in vent'anni di interrogatori.
Pochi giorni dopo, in un'altra città, un uomo muore allo stesso modo e lascia una seconda cassetta con la stessa intestazione. Nel suo armadietto ce ne sono altre quindici, con nomi abbreviati, e un sedicesimo alloggiamento preparato e vuoto. Porta il nome di Roberts.
Sette di quelle persone sono già morte. Tutte per mano propria. Tutte con un fascicolo archiviato senza domande.
Risalendo a una clinica dismessa e a un programma di ricerca chiuso undici anni prima, Roberts scopre di esserci passato anche lui — e di non ricordarlo. Più si avvicina a chi ha costruito quel meccanismo, più si accorge di essere l'unica prova rimasta in vita, e di non poter più distinguere ciò che pensa da ciò che gli è stato insegnato a pensare.