Afflosciato in fondo alla macchina, mi ascolto sudare mobilitando ciò che mi resta d’energia per trattare (in pectore) il Vecchio di triste marciume, di purulenza, di estratto di nausea e di residuo di spurgo di latrina.
La nostra guida-autista si volta e mi guarda, affabile e meditativa. È un magrolino con occhiali cerchiati d’oro. Come abbia il coraggio di portare una giacca, questo gentiluomo, non me lo spiegherò mai.
Scommetto il chilo che ho appena sudato contro un gelato al pistacchio che l’inferno assomiglia alla camera fredda della cantina Renault in confronto a Teheran, oggi.....
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