Un giorno come tanti altri, quello, per il vice questore Michele Arlia, sulla cinquantina, napoletano trapiantato nella capitale e, soprattutto, decisamente lontano dallo stereotipo del poliziotto atletico e senza cervello. Come ogni mattina è alla sua scrivania, con la pipa in bocca, spenta, purtroppo, la giacca già macchiata alle dieci e il cigolio della sedia a ricordargli che è ora di perdere almeno uno dei suoi centoquaranta chili. E poi, quella maledetta telefonata: a San Clemente una turista americana ha denunciato la scomparsa del marito durante una visita guidata e il caso ricade sotto la giurisdizione di Arlia. Più scocciato all'idea di dover lasciare le comodità dell'ufficio che preoccupato dal caso - ordinaria amministrazione - il vice questore raggiunge il luogo della sparizione.
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