A cavallo tra l’ XI° e il XII° secolo d.c. Hasan-i Sabbāh, il Veglio della Montagna, regnava su Alamut, un’inaccessibile fortezza a nord della Persia, dove aveva al suo servizio i fidayyìn, un giovanissimo gruppo di iniziati che trasformava in spietati assassini. Infatti, quando Hasan-i Sabbāh aveva bisogno di un sicario somministrava a uno dei suoi adepti un potente sonnifero e lo trascinava nel sonno in un’area segreta e meravigliosa del castello, così che quando quello riapriva gli occhi, circondato da donne, vino, hashish e ogni genere di delizie, credeva di trovarsi nella Janna, il paradiso islamico. Allo stesso modo, però, una mattina l’adepto si risvegliava di nuovo nel grigiore della fortezza e la sua disperazione era così grande che, con la promessa di un rapido ritorno in Paradiso, era felice di accettare e morire nella missione suicida che il Veglio della Montagna gli avrebbe assegnato.