Si può andare a letto ogni sera per trent’anni, convinti che il delitto commesso fosse veramente perfetto; e alzarsi una brutta mattina con una realtà nuova e imprevista: se si vuol godere impunemente di una falsa innocenza, bisogna ancora uccidere, anche se trentanni di rimorso vi hanno insegnato una irrecusabile ripugnanza a uccidere. È quanto capita all’assassino di questo dinamico romanzo che mette il dito sulla piaga… esclusivamente americana (s’intende) della lotta politica senza scrupoli. Un giovane investiga su un lontano delitto: cade assassinato. La matassa è molto aggrovigliata, e sembra inestricabile. Ma c’è un alibi talmente perfetto, che a un certo punto insinua dei sospetti, e la polizia (vista, in questo giallo, con spregiudicato realismo) vi tiene sulla corda – in equilibrio fra il sospetto e l’ansietà – fino al momento in cui può puntare senza possibilità di dubbio l’indice accusatore.
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