Firenze, 1972. Il commissario Bombacci è chiamato a indagare su un attentato avvenuto al Teatro Comunale. Tornando a Firenze dopo anni decisivi, quelli a cavallo del Sessantotto, il poliziotto stenta a riconoscere San Frediano, il malfamato quartiere nel quale è stato in servizio negli anni Sessanta. Nessuna calorosa accoglienza. I pochi colleghi rimasti lo evitano e il sottobosco di delinquenza a lui familiare si è trasformato in qualcosa di sfuggente e pericoloso. La ferocia con cui verrà ostacolato nelle indagini e la posta in gioco lo costringeranno, complice la libertà conferitagli dall’agire “sotto copertura”, a rispondere colpo su colpo, a farsi delinquente tra i delinquenti, fino al punto di non ritorno: “il Bombacci aveva già di molto oltrepassato il confine oltre il quale un poliziotto non è altro che un uomo inferocito disposto a tutto: aveva davanti mille vie di fuga, oppure nessuna. Che sparasse o meno. Sparò”.
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