
Al centro della vicenda, un enigma. L’enigma si riferisce alle recenti vicissitudini della reliquia, l’incendio della cappella in cui era, o doveva essere, custodita e alla conseguente distruzione della bellissima cupola del Guarini. Tentativo di furto della Sindone? Volontà perversa di far scomparire per sempre un’opera d’arte di incomparabile valore? O l’azione vandalica di qualche balordo? Scartata l’ultima ipotesi, come pure l’accidentalità dovuta a circuiti o fornelletti scalda-vivande dimenticati accesi nelle soffitte dell’attiguo Palazzo Reale, una coppia di improvvisati investigatori formula altre, più inquietanti ipotesi. Lui è un maturo e un po’ nevrotico professore di storia delle religioni e ha il suo studio al quinto piano di Palazzo Nuovo; lei è una giovane germanista legata al collega da un blando rapporto sentimentale. Le loro indagini, alquanto svagate e molto dilettantesche, li portano a incontrare personaggi ambigui, come un cronista del maggiore quotidiano cittadino, o decisamente sospetti come quelli che si riuniscono segretamente tra le fredde mura della Accademia delle Scienze.
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