Charles J. Seaman represse per la centesima volta in quel giorno, in quella settimana — in quei sei giorni, per essere più esatti — l'impulso sempre più forte di mandare tutto al diavolo, di battere i pugni sul piano di noce della sua sontuosa scrivania da dirigente. Gli sarebbe piaciuto fracassarsi le falangi, fratturarsi tutte le ossa delle mani, fino a ridurle due moncherini, in modo da soffrire per qualcosa di reale, definito, descrivibile. Si trattenne, ricacciando i singhiozzi che gli serravano la gola e gli facevano sussultare il diaframma.
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