Ritorna in questo racconto l’unico personaggio di detective creato da Bill Pronzini, e anche l’unico investigatore del mondo giallo che non abbia un nome. Di origine italiana, come il suo autore, come lui grande e grosso, poco elegante (ma che Pronzini l’abbia fatto a sua immagine e somiglianza?), l’anonimo ha dato brillanti prove di sé in diversi casi rompicapo: “Pietà per gli ingiusti” (Giallo n. 1242), “Preferisco la morte” (n. 1302), “I morti e i morituri” (n. 1340), “La vita in bilico” (n. 1529), romanzi che sono le tappe della sua biografia. Qui lo vediamo impegnato in un incarico modesto, forse persino un po’ squalificante, un lavoro che pare la cosa più banale del mondo. Ma, come sempre, Pronzini ha in serbo molto filo da torcere per lui e un autentico pezzo di bravura per il lettore.
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