Una misteriosa valigia viene dimenticata nel baule di un taxi alla Gare de Lyon.
Questo l’incipit della storia che si dipana tra il certosino lavoro di identificazione della persona cui il bagaglio appartiene, attraverso la complessa decodifica del suo contenuto, e il parallelismo tra due esistenze agli antipodi.
Da un lato, una presenza cancellata e perfino rinnegata; le ombre chiaroscure di una donna che si svela con mille volti differenti; il richiamo, tanto affascinante quanto evanescente, del luccichio di paillettes e luci della ribalta, sul palcoscenico di una vita fortemente desiderata ma che poi si rivela traditrice.
Dall’altro, il candore di chi tenta disperatamente, costi quel che costi, di colmare un vuoto a tratti insopportabile.
Numerosi personaggi – tutti con un preciso ruolo nella trama, talvolta svelato soltanto a fine storia – si contrappongono, vivono, si amano e si odiano in un intreccio intrigante, nelle cornici parigina e bolognese, quest’ultima immancabile nei romanzi di Emanuela Susmel.
La trama di Mistero a Pigalle si tinge di “giallo”, districandosi fra l’evoluzione ventennale dei suoi personaggi, gli avvenimenti realmente accaduti, introdotti dall’autrice nelle varie ambientazioni storico-geografiche, e un vero e proprio omaggio alla lingua francese.
Fanno da sfondo numerose citazioni musicali, mai casuali ma fortemente legate alle sorti dei protagonisti.