Lessico famigliare non può considerarsi una semplice autobiografia, come scrive la stessa Ginzburg nell'Avvertenza. È un insieme di ricordi, che il trascorrere del tempo può avere reso imprecisi, labili. Il lessico dei Levi filtra ogni avvenimento all'interno e all'esterno della famiglia e rende coesa la struttura del racconto. Alla famiglia, che rivive nel ricordo dell'autrice, si legano eventi e nomi cruciali della cultura antifascista torinese; in casa Levi si radunano gli intellettuali dell'epoca: da Filippo Turati a Franco Rasetti, da Vittorio Foa a Camillo e Adriano Olivetti (che diventerà cognato dell'autrice), da Cesare Pavese (di cui l'autrice offre un ritratto delicato, indicando nell'eccessiva fragilità umana dello scrittore una delle possibili cause del suicidio) a Felice Balbo. Le frequentazioni includono anche altre persone: Anna Kuliscioff, Felice Castrati, Eugenio Montale (compagno della zia Drusilla). Sullo sfondo della vita familiare dei Levi si stagliano gli avvenimenti storici dell'epoca: il fascismo, le leggi razziali, la lotta antifascista, eventi che per i Levi hanno significato prigionia politica, confino e, come nel caso del primo marito della scrittrice, Leone Ginzburg, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli, morte.
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