Favola pastorale composta da Torquato Tasso nel 1573, la prima rappresentazione dell'Aminta ebbe luogo nel luglio 1573, al Belvedere di Ferrara. L'opera fu messa in scena dalla Compagnia dei Gelosi, una delle più celebri del tempo, con grande successo.
L'opera ha un tono piuttosto lirico che drammatico e fa l'elogio dell'età dell'oro, quando l'uomo viveva in contatto con la natura, libero dalle complicazioni della successiva civiltà. L'Aminta esprime un'aspirazione dell'anima e della poesia tassiana: l'abbandono al piacere, a una voluttà obliosa, il vagheggiamento di un libero espandersi dell'anima e dei sensi, o meglio di una sensualità trasfigurata in dolcezza, in pura, immediata gioia vitale senza più la coscienza del limite e del peccato.
Il pastore Aminta s'innamora di una ninfa mortale, Silvia, ma non viene ricambiato. Dafne, amica di Silvia, consiglia ad Aminta di recarsi alla fonte dove si bagna di solito la ninfa...
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