«Quando questo libro è uscito per la prima volta, se ne è parlato come della tragicomica vicenda di uno scrittore sotterraneo in lotta per la pubblicazione... Ignorando le ragioni, le tensioni e le testimonianze che attraversano da parte a parte questo diario segreto ed epistolario esploso». Antonio Moresco fa rivivere la figura dello scrittore irregolare, appartato, oggetto di amore e odio, e quasi di culto. Da scrittore «emerso», porta ancora piú avanti il suo disperato, donchisciottesco tentativo di aprire varchi nel nostro chiuso presente, con un libro nuovo a tutti gli effetti, che si colloca nella grande tradizione dello Zibaldone di Leopardi e del Mestiere di vivere di Pavese.
Un ininterrotto passo narrativo che attraversa ora la dimensione piú quotidiana ora quella piú generale, all'insegna di un continuo e intransigente primato dell'etica, e con una lingua che è considerata una vetta della produzione italiana contemporanea. Moresco conserva lo stesso sguardo sincero e ostinato degli inizi: oggi piú consapevole, ma mai disilluso.
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