Ci sono giorni in cui Marthe Gail crede di essere Dio. Altri, Gesù Cristo. Il suo bambino è morto, o almeno così lei pensa. La luce rossa nella corsia è sempre accesa. Alle finestre ci sono sbarre. Le voci non tacciono mai. Nevica. Il tempo passa, i giorni si confondono. Dicono che dopo il parto ha avuto un esaurimento molto forte e che per questo ora si trova al Gorestown State Hospital. Qui le ore trascorrono animate dalle amicizie e dalle inimicizie con le altre pazienti, tra sala da pranzo e sala di ricreazione, ala est e ala ovest; da quel luogo apparentemente idilliaco, circondato da un inaccessibile giardino innevato, non si esce. Mai.
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