
Carmen Laterza - Polvere. Atto Primo (2026)
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Quanto può cambiare la tua vita in un minuto? Friuli, 6 maggio 1976. È un giorno qualunque, di quelli che sembrano destinati a scivolare via senza lasciare traccia. Fa caldo, troppo caldo per essere maggio. Le strade di Gemona respirano lente: una madre discute con la figlia che vuole uscire, un bambino sogna avventure con un libro tra le mani, in Comune si lavora, in caserma si scherza, in piazza si ride, al cinema si aspetta che si spengano le luci. Poi la terra comincia a tremare. E in un minuto, il Friuli cambia per sempre. Case che resistevano da secoli si sgretolano come polvere, famiglie intere scompaiono sotto le macerie, paesi interi vengono cancellati dalla geografia. Ma è solo l'inizio. Tra le macerie di Gemona e i paesi dell'alto Friuli, le storie di padri che scavano a mani nude, di madri che vegliano nel buio e di uomini arrivati da lontano per dare soccorso si intrecciano in un unico, potente grido di resistenza. È la voce di una comunità intera che, mentre conta le assenze, capisce di dover inventare un modo nuovo di restare unita. La Storia entra così nelle vite dei friulani: senza chiedere permesso. Sposta confini invisibili, rovescia gerarchie, mette in luce ciò che regge e ciò che si spezza. E lascia una domanda che si insinua piano, pagina dopo pagina: cosa significa davvero “casa”, quando non puoi più darla per scontata? Come si tiene insieme una famiglia quando non c'è più un tetto sotto cui riunirsi? Come si fa a credere nel futuro quando il presente è fatto solo di tende, fango e silenzio? A cinquant'anni esatti da quella notte che ha segnato per sempre la storia del Friuli, Carmen Laterza restituisce voce e memoria a una generazione che ha vissuto l'inferno e ha avuto il coraggio di guardare oltre la polvere. Dopo il successo de L'ultima spiaggia e Sete di vento, con Polvere l'autrice ci porta ancora una volta nel cuore di una tragedia collettiva trasformandola in un affresco epico e indimenticabile. In particolare, questo Atto Primo entra nel vivo dell'emergenza, ripercorre le vicende dei protagonisti nei primi giorni dopo il sisma, tra case distrutte e tendopoli di emergenza. È il racconto del dolore che si fa solidarietà, della disperazione che si trasforma in ostinazione. È la forza silenziosa di un popolo che non piange in pubblico ma ricostruisce in silenzio, che non chiede pietà ma solo di poter ricominciare. Perché quando si placa il respiro della terra, ciò che resta in piedi non sono i muri, ma le persone. Una narrazione intensa e coinvolgente, basata sulle cronache dell’epoca. La storia di una terra ferita. Il coraggio di un popolo. Un'emozione che resta nel cuore. Un romanzo corale, potente e necessario. Perché ricordare significa ricostruire ancora una volta.