
Nicola Ravera Rafele - Nubifragio (2026)
L’isola appare all’improvviso, un taglio di roccia nera dopo quattro ore di celeste compatto, odore di nafta e rollio. La luce scivola sull’acqua come su carta lucida, quando Marta e Gerry, una coppia di quarantenni con una figlia di due anni, si mischiano alla folla di vacanzieri scalpitanti.
La settimana perfetta che attendono da un anno sta per cominciare.
Attorno a loro si crea una piccola comunità: gli amici Lorenza e Giovanni, Blu, la scontrosa figlia di lui, un celebre architetto vanesio e una donna misteriosa venuta sull’isola con un progetto preciso.
Sono allegri e fatui, perfettamente a proprio agio nella scia di chiacchiere futili e battute, improvvise malinconie e primi bilanci esistenziali. Ma un senso di disastro imminente sembra aleggiare sulle loro teste, è lo spirito di questo tempo inquieto: si ride mentre il mondo affonda.
Tra una chiacchiera e l’altra però il cielo si fa scuro, il vento si alza e, quando la montagna inizia a crollare, il disastro metaforico prende dei contorni terribilmente reali.