
Elisa Bellero - Come sorelle (2026)
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Arrotola stretta la foglia, il segreto scappa!
Mandalo giù.
Alle Coste, stese nell’erba alta, dietro alla Madonna nera e a Gesù crocefisso, con la corona di spine in testa che ancora lo faceva sanguinare, ci tenevamo la mano. Dicevamo tutto al cielo e poi ripetevamo le cose che non potevano più essere dette. Raccoglievamo una foglia di dente di leone ciascuna, sputavamo sopra il nostro segreto, lo arrotolavamo stretto e guardandoci negli occhi lo mandavamo giù. Una volta era così amaro che ti sei messa a piangere. Tremo come quei giorni quando la febbre mi spezzava le ossa. Mio padre non tornava e i brividi mi scuotevano così forte che il letto sembrava muoversi sulle assi di legno. Il dottore non arrivava. «Forsi no el l’ha catà, o l’è cascà da la bicicletta. No l’è mia bon». «Oh, Signor, forsi l’è cascà nte ‘n foso e l’è morto. Do desgràssie en t’en colpo». Sentivo le voci di Madre e di Antonio, lontane, come dietro a una porta. «No la riva a sera» aveva detto Madre e aveva mandato Antonio a chiamare il prete per ungermi. Che almeno fossi pronta. Tu restavi in silenzio, mi accarezzavi i capelli, avvicinavi l’orecchio al mio petto. Quando è arrivato il prete c’erano tante voci, le sentivo pregare insieme nella stanza, l’Ave Maria, la Salve Regina e l’Eterno Riposo. I sussurri si mescolavano in una cantilena che aveva come sottofondo i tuoi singhiozzi. Ho sentito le dita del prete passarmi sulla fronte e sul petto l’olio degli infermi. Quando il prete ha finito e tutti sono usciti, tu ti sei avvicinata e mi hai parlato all’orecchio, la tua guancia umida sulla mia.
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