
AA.VV. - C’è ancora domani (2026)
Nella Roma degli anni ’40, divisa tra la spinta ottimistica della Liberazione e le miserie della guerra da poco alle spalle, Delia, moglie di Ivano e madre di tre figli, si alza ogni mattina prima dell’alba.
Moglie, madre. Questi sono i ruoli che la definiscono e questo le basta. Delia fa la fila per il pane, lava scale, rammenda, cucina e si impiega con alcuni lavori mal pagati fuori casa. Eppure per Ivano, marito autoritario e manesco, lei è un’incapace e lui non perde occasione per sottolinearlo, a volte con toni sprezzanti, altre direttamente con la cinghia. Ha rispetto solo per quella canaglia di suo padre, il sor Ottorino, un vecchio livoroso e dispotico di cui Delia è a tutti gli effetti la badante.
Dopo il fidanzamento della figlia Marcella, mentre prepara il corredo, Delia osserva il promesso sposo, un ragazzo borghese, gentile e pieno di premure.
Eppure in qualche sua frase affiora la prepotenza antica degli uomini che comandano, controllano, puniscono. È allora che Delia capisce: Marcella deve avere un futuro diverso, e perché questo avvenga anche il suo stesso futuro deve cambiare.
Delia non vale niente, così le hanno insegnato. Tuttavia l’arrivo di una lettera misteriosa con sopra il suo nome e l’amore per la figlia le accenderanno il coraggio per compiere un gesto minimo, ma più radicale di qualunque ribellione: scegliere, finalmente, per sé.