
Nikos Davvetas - La secondina (2026)
Come un infermiere provetto, esperto di farmaci e di dosaggi, Davvetas ha accudito per anni la madre malata di Alzheimer. Decisa ad andarsene come voleva lei e non come volevano i medici, sua madre ha resistito a lungo alle sue cure, sabotando puntualmente ogni terapia. Poi, i segni dell’avanzamento inesorabile del male: le telefonate alle amiche morte da tempo, le banconote lasciate ai negozianti senza prendere il resto, il ritorno a casa dopo aver fatto due, tre volte il giro dell’isolato. Infine, la tenebra, il caos della totale perdita di sé, con il figlio che si trasforma di colpo in un estraneo. È allora che Davvetas decide di diventare il biografo di sua madre, dando vita a quest’opera che, parafrasando Philip Roth, è una confessione in forma di romanzo o un romanzo in forma di confessione.