Marco Lodoli - Un uomo, un cane, una città (2026)

Marco Lodoli - Un uomo, un cane, una città (2026)
È un’autobiografia a frammenti questa di Marco Lodoli che, per raccontarsi in prima persona, dismette la maschera del narratore testato da critici e lettori e compie un passo di lato nella poesia. Passo che, in verità, è un tornare indietro, considerati i suoi esordi in versi. L’esito è un trittico di testi carichi di tensioni e malinconie diffuse, sospesi tra un pulsionale vitalismo e la riflessione sul tempo che se ne va e non restituisce nulla. Attraversati, dunque, da euforie e disforie talvolta devastanti. Sempre in bilico tra una gioventù mai del tutto svanita e una senilità incombente, Lodoli ha in dote una scrittura di alta efficacia espressiva e un verso che, alternando endecasillabi e settenari, gli consente di autoritrarsi con sorprendente naturalezza verbale. In una sorta di coeur mis à nu dove i momenti del ricordo incrociano meditazioni tormentate o crepuscolari. Dunque, c’è sempre dell’inquietudine nelle pagine di Marco Lodoli. Specie quando, con un ulteriore passo di lato, si congeda dall’italiano per affidarsi a un codice forse per lui ancora più naturale e originario. E scrive sonetti nella lingua parlata in quella Roma onnipresente in tutte le sue narrazioni