Hwang Sok-yong - Mater 2-10 (2026)

Hwang Sok-yong - Mater 2-10 (2026)
Discendente da una famiglia di ferrovieri, Yi Jino ha lavorato per oltre metà della sua vita in fabbrica prima a Yeongdeungpo, dove è cresciuto, e poi in una città di provincia nel sud della Corea, passando dalla condizione di operaio ordinario a quella di capoufficio. Entrato da giovane nel sindacato dei lavoratori, viene licenziato poco prima di essere nominato rappresentante della sezione locale a causa della chiusura definitiva dello stabilimento. Insieme a una ventina di compagni, parte dunque per Seoul, dove ha sede la direzione centrale, e inizia una protesta per il reintegro. Qui sceglie di arroccarsi in cima a una ciminiera di oltre quarantacinque metri, all'estremità di una centrale elettrica; ai piedi della struttura, i compagni e alcuni membri del sindacato dei metalmeccanici montano una base per garantirgli cibo e acqua. Con loro comunica tramite un telefono cellulare, mentre svolge metodicamente una serie di esercizi fisici che lo tengono in allenamento sulla stretta passerella che occupa per più di un anno. Durante le lunghe notti solitarie, sospeso a sedici piani d'altezza, Jino inizia a dialogare con i propri antenati, e attraverso le loro vite dipinge un affresco vivido e potente delle lotte del popolo coreano, dall'occupazione giapponese alla liberazione, fino alle sfide del ventunesimo secolo