Henri M. Supréne - Crea e Misura (2026)

Crea e Misura. Libro Zero: Sulla Riverenza del Misurare e sulla Sacralità del Creare (Crea e Misura. Racconti simbolici sull'attività del Misurare e del Creare Vol. 1)
Il gesto del misurare è un atto di profonda umiltà di fronte all’esistente. Non è imposizione, ma ascolto; non è un tentativo di ridurre il mondo a schemi angusti, ma il riconoscimento riverente di uno schema più grande di cui siamo parte. Quando l’occhio si posa sulla tacca di uno strumento, quando la mano registra un peso o una lunghezza, non stiamo addomesticando il caos. Al contrario, stiamo prestando attenzione a un ordine che ci precede e ci supera.
Quel numero, quella cifra, è l’epilogo temporaneo di una catena causale ininterrotta che risale all’origine delle cose. È il punto d’arrivo di un racconto cosmico che noi, per un attimo, abbiamo la fortuna di cogliere. In questo, la misura è una preghiera laica: è il ringraziamento silenzioso per una verità che si è concessa alla nostra comprensione. L’universo parla il linguaggio della matematica, e noi, con i nostri strumenti imperfetti, tentiamo di balbettarne le prime sillabe. Ogni misura accurata è quindi un verso di questa poesia infinita che recitiamo a noi stessi per ricordare la nostra appartenenza a un Tutto ordinato e intelligibile.
Allo stesso modo, la poiesi, l’atto del creare, non è un’emanazione dal nulla della volontà umana. È piuttosto una collaborazione sacra con le forze e le potenzialità insite nella materia stessa. L’artigiano, il poeta, il costruttore, non sono demiurghi solitari che impongono una forma estranea a una sostanza passiva. Sono invece come danzatori che seguono il ritmo di un partner silenzioso: la resistenza del legno che suggerisce la direzione del scalpello, la viscosità dell’olio che guida il pennello, la sonorità di una parola che chiede di essere accostata a un’altra. Creare è assecondare una tendenza, liberare una forma che era già presente in potenza, attendendo che essa si riveli attraverso di noi. In questo senso, l’essere umano è il medium, il luogo in cui il possibile diventa reale. La sua genialità non sta nell’inventare ex nihilo, ma nel saper vedere la statua già dentro il blocco di marmo e nell’avere la pazienza e la perizia per togliere il superfluo. La creazione è dunque un parto, un evento in cui siamo contemporaneamente genitori e figli di un processo più grande.