Maurizio Moroni - Il tempo dei lupi: Matilde e la porta di Canossa (2026)
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Gennaio 1077. È l'inverno più freddo che si ricordi e sulla rupe di Canossa si decide chi comanda l'Occidente.
Enrico IV, re di Germania, ha ventisei anni ed è scomunicato. Se il Papa non lo assolverà entro la Candelora, i principi tedeschi gli toglieranno la corona. Per arrivare in tempo, ha attraversato le Alpi in pieno inverno, con la regina calata sul ghiaccio, avvolta in una pelle di bue, e il figlio di due anni stretto al petto. Ora, ogni mattina, si toglie la corona, indossa il saio e aspetta scalzo nella neve davanti alla porta chiusa.
Dentro le mura c'è papa Gregorio VII, figlio di un falegname di Soana, l'uomo che un anno prima ha dichiarato deposto il re. Si è rifugiato a Canossa perché teme che dietro il penitente ci sia un esercito, e a Roma i suoi nemici aspettano soltanto che resti abbastanza lontano a lungo.
La padrona di casa è Matilde di Canossa. Ha trent'anni, è vedova da undici mesi e governa le terre che separano la Germania da Roma. Il re è suo cugino: da bambini, alla corte imperiale dove lei era tenuta prigioniera, giocavano a scacchi e, a dieci anni, lei gli giurò fedeltà con le mani nelle sue. Adesso lui le chiede di garantire per lui con la propria persona e i propri feudi. Se il re mancherà alla parola, a pagare sarà lei.
Se invece Matilde rifiuta, Enrico tornerà in pianura con i vescovi lombardi, e i primi villaggi a bruciare saranno quelli di Canossa. Nella rocca, intanto, si contano i giorni e il sale.
Da allora tutti ricordano un re inginocchiato nella neve. Ma quando i potenti si inginocchiano, qualcuno deve ancora decidere quando aprire la porta.