C'era un ragazzetto seduto tutti i pomeriggi a un tavolino d'angolo del bar Trinacria con gli occhi bassi su una granita di limone. Ogni volta che passavo lui alzava la testa e mi fissava, come se avesse qualcosa da dirmi. Scoprii che era muto quando decisi di chiederlo anche a lui: «Ma secondo te la mafia esiste?», e lui mi rispose col linguaggio dei segni. Per fortuna ho imparato l'alfabeto manuale svolgendo il servizio civile presso un istituto per sordomuti gestito da religiosi, un gran bel posto pieno di mafia e di muffa. Mi chiamo Vittorio Mazzola, e la mafia mi si è appiccicata addosso come un fungo. Così, continuai la conversazione: «Secondo te la mafia esiste?» (Gesti da muti traducibili in «Sì».) «Provamelo.» E lui ha cominciato...
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