La tempesta della Rivoluzione del 1956 sembra essere passata senza troppi danni per Gyula Fátray e la moglie Kati, una coppia di ebrei sopravvissuti alle persecuzioni naziste. Lui, ingegnere in una fabbrica di Budapest, ha trascorso i giorni della rivolta e della repressione sovietica in ospedale per i postumi di un'operazione; lei, funzionaria del fondo per le belle arti, è rimasta chiusa in casa. E così, mentre tutt'intorno a loro chi è restato fedele al regime scatena la vendetta contro anticomunisti e riformatori, Gyula torna al lavoro sperando in una promozione e in una carriera nel partito, e Kati si getta anima e corpo nell'organizzazione di una grande mostra, la sua Collezione di primavera. Basta però un oscuro articolo di giornale, in cui il nome di Gyula è inserito in un elenco di cospiratori al soldo delle potenze straniere, per farlo precipitare in un incubo kafkiano. Gyula viene bandito dalla mensa aziendale, sottoposto a un processo interno in cui i colleghi lo accusano di crimini inesistenti e infine cacciato dalla fabbrica. Perfino amici e parenti gli voltano le spalle. Comincia per lui una caccia disperata e surreale a un documento che certifichi la sua effettiva permanenza in ospedale nei giorni della rivolta.
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