Dieter Schlesak - L'uomo senza radici (2011)

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data: – 08.01.2019, 10:08
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«Andarmene da questa luce. Non sentire più il rintocco delle ore, non sentire più niente. Nascondermi, sparire. Non essere più nessuno. E così poter sopportare tutto. Anche l’angoscia di fronte alla morte.» Dopo decenni di peregrinazioni, uno scrittore tedesco nato in Transilvania, e ora in esilio, ha trovato il suo rifugio tra i boschi della Garfagnana, vicino a Lucca. Ma proprio quando pensava di poter godere dei suoi ultimi anni in serenità, la morte della madre apre in lui una voragine incolmabile. Perché esistono assenze, scomparse, vuoti più presenti del presente. Defunti il cui ricordo impregna e impegna la mente più di quanto la loro concreta e tangibile vicinanza non avesse mai fatto nei giorni in cui eravamo loro accanto. È per questo che ora lui deve partire. Partire per esaudire le ultime volontà della madre. Partire per riempire il vuoto così opprimente. Si deve imbarcare in un viaggio a ritroso verso la sua patria perduta, la Transilvania, la terra dei suoi antenati, una terra di minoranze etniche, multiculturale, dove convivono tedeschi, ungheresi, rumeni. Un viaggio che per il protagonista diventa anche un’indagine di sé stesso e delle proprie radici, e che lo spinge ad affrontare il passato. Un passato che porta dentro di sé la memoria dolorosa dei lager, della seconda guerra mondiale, del nazismo, ma anche le contraddizioni e le ombre del dopoguerra e del regime comunista. 

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  1. | Pubblicato 29 Giugno 2017 19:12

    Telemaco

     

    Come ogni buon figlio, lo tiro fuori
    dall’acqua, lo trascino per i capelli

    lungo la sabbia bianca, le sue nocche incidono
    una striscia che le onde cancelleranno. Perché la città

    oltre la riva non è più
    dove l’avevamo lasciata. Perché la cattedrale

    bombardata è ora una cattedrale
    di alberi. Mi inginocchio accanto a lui per vedere quanto

    a fondo potrò affondare. Riconosci chi sono,
    pa'? Ma la risposta non giunge mai. La risposta

    è il foro del proiettile nella sua schiena, traboccante
    di acqua marina. È così immobile che penso

    che potrebbe essere il padre di qualcun altro, trovato
    così come una bottiglia verde con dentro un anno

    mai toccato potrebbe apparire ai piedi
    di un ragazzo. Gli tocco

    le orecchie. È inutile. Lo rigiro.
    Per guardarlo. La cattedrale

    nei suoi occhi nero-mare. Il viso
    non mio—ma uno che indosserò

    per dare il bacio della buonanotte a tutte le mie amanti:
    così come sigillo le labbra di mio padre

    con le mie e inizio
    la fedele opera di affogare.

     

     

    Ocean Vuong

  2. | Pubblicato 8 Gennaio 2019 22:24

    grazie

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