
Olanda, 1943. Al riparo da occhi indiscreti, Lieneke legge e rilegge la lettera dello zio Jaap, fino a impararla a memoria, prima che venga distrutta, come le precedenti, affinché non cada nelle mani sbagliate. Nessuno deve sapere che Jaap in realtà non è suo zio, ma suo padre. E che lei non si chiama Lieneke, bensì Jacqueline: un nome che ormai appartiene al passato, a una vita precedente in cui poteva andare a scuola con le amiche di sempre, passeggiare nel parco e correre in bicicletta. Senza una stella gialla appuntata sul petto. Tutto è cominciato con il "gioco dei nomi", quando la mamma ha spiegato a lei e alla sorellina più grande che tutti i membri della famiglia non si sarebbero più chiamati come prima. C'erano anche altre regole da rispettare: fuggire da Utrecht, separarsi e nascondersi. E non dire a nessuno di essere ebrei. Da quel giorno, la sopravvivenza della famiglia dipende dall'aiuto della resistenza olandese.
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