"Così quasi per caso mi nascono delle voluttuose, inesistenti, se pur opportune non saprei dirne, metafore che stanno a frapporsi fra il cammino dell'uomo e la sua capacità d'analisi, quanto mai lucida fino all'estremo. Si configura così la necessità del chiarissimo relatore opportuna in quanto tale di relazionarsi agli altri, misurarsi a singolar tenzone con ognuno che ne presentasse ragione storica, letteraria, esistenziale, così miseramente raffigurata da queste nostre paure del buio, del vuoto, del qualcosa che non c'è, che manca eppure così presente in noi: solitudine. Nelle poesie così superbamente raffigurate da Mikael Compo, mi accorgo che un po' per gioco, un po' per aforismi dialettici, un po' per utopie sintattiche, nasce cresce, si dispone e muore in noi questo eterno conflitto caratterizzante: il c'è o non c'è, il bianco o il nero, il vero o l'apparente... Tutte le Poesie (dal 2004 al 2013)."