Con la sua oscurità imperscrutabile, credevo che fra le ombre danzanti della notte si nascondessero i peggiori mostri che la mente possa immaginare.
Un tempo avevo una famiglia.
Una madre, un padre, e a tratti, persino degli amici. Una casa in cui stare e qualcuno con cui vivere, a dispetto delle situazioni. Un sorriso di genuino affetto.
Un tempo avevo un nome.
Ma il nome non ha importanza. Non più. Non il mio. Non da quando è successo. Non da quando me l’ha cambiato.
«Parli con qualcuno, Billy?» Una voce divertita, folle e instabile. È la sua.
«No, Zio.» Non voglio che mi scopra. «Arrivo.» Non ancora.
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