Questo libro straordinario ha una storia altrettanto straordinaria. Dopo aver scritto di getto in venti frenetici giorni ‘Sulla strada’ e di fronte alle reazioni alquanto fredde dei suoi amici, Kerouac si diede a buttar giù delle aggiunte, varianti e rielaborazioni che avrebbe poi inserito nel romanzo. Tali inserti tuttavia assunsero ben presto una mole pari a quella dell’originale. «All’inizio del 1952 — scrive Aaron Latham sul ‘New York Times Book Review’ — Kerouac decise di non usare quegli inserti per completare l’opera precedente bensì di considerarli un libro a sé, un nuovo libro che chiamò ‘Visions of Cody’. Kerouac fece quindi come un meccanico che comincia a riparare un’auto con pezzi di ricambio e poi finisce, con tali pezzi, per costruire una vettura interamente nuova». In ‘Visioni di Cody’ c’è l’America degli anni Quaranta e Cinquanta, interminabili viaggi sulla strada, la solitudine di tavole calde e miseri motels, l’evocazione di ricordi d’infanzia, notti intere trascorse a bere e fumare marijuana. C’è il recupero mitico del passato e l’angoscioso senso della fine: «Scrivo queste pagine perché tutti siamo destinati a morire». Qui troviamo gli esponenti della ‘beat generation’ quali erano prima che fossero definiti per tali: i precursori della contestazione, della ‘new consciousness’ dei tardi anni Sessanta. «Questo è il libro più sincero e più santo ch’io conosca», dice Allen Ginsberg. «Jack Kerouac non l’ha scritto per denaro, l’ha scritto per amore». E ancora: «Non credo sia possibile procedere oltre in America senza aver prima compreso Kerouac».
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