Nel legno si aprì un piccolo varco che mandava un odore disgustoso. Ci guardammo negli occhi. Brillavano come gocce d’acqua al sole, non so se per la gioia o per la polvere che ci era finita dentro quando il legno si era sgretolato. Per oltrepassare il varco ci accartocciammo come armadilli. L’odore di muffa stringeva la gola e l’oscurità era totale. Il silenzio era assoluto, movimentato solo dai nostri respiri affannosi. «Diamine, non si vede un tubo! Luce ai cell, fratelli.» Ordinò Vinci con un filo di voce. Simultaneamente sfiorammo i cellulari, e luce fu.
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