Lord Evelyn Luton è un ricchissimo aristocratico britannico che, alla fine dell'Ottocento, decide di iscrivere il proprio nome nell'albo degli esploratori dell'Inghilterra coloniale tardo-vittoriana, organizzando una spedizione in una regione pressoché inesplorata del Canada nord-occidentale, nella qua le si presagisce l'esistenza di importanti giacimenti d'oro. Questa impresa attira avventurieri, gente di pochi scrupoli, sognatori, persone che non hanno niente da perdere, individui spronati dalle aspirazioni più disparate: quella che si dirige verso Edmonton, la prima tappa del viaggio, a nord di Winnipeg, è una sorta di carovana pervasa dall'avidità, dall'alterigia e dall'insensatezza. Ma la brama di conquista e di ricchezza che anima gran parte degli "esploratori" si trova a scontrarsi e a lottare con l'inadeguatezza delle strutture logistiche, gli agenti atmosferici nefasti, gli errori di valutazione nella scelta dei percorsi, le insidie di un territorio inospitale: coloro che sognavano la gloria e gli onori sono obbligati a battersi per la propria sopravvivenza in un'impresa che appare disperata. Anche in questo romanzo, dove la scrittura precisa e dettagliata passa elegantemente dal tono epico al divulgativo, dall'immaginoso al didascalico, Michener riconferma quella maestria narrativa e quel nitore stilistico che hanno portato alcuni critici a paragonarlo a Jules Verne, a Kenneth Roberts e a Jack London.