"Vedo le loro mani muoversi su di me. Nello specchio le mie future cognate mi trasformano in una riproduzione di loro stesse. Io metto a disposizione il mio corpo, tutto qui. A loro non serve altro. È solo il mio corpo che verrà dato in moglie." Dal buio obnubilante della guerra, che ha trascorso con la madre e le due sorelle in un piccolo paese sui monti della Polonia occupata, la diciassettenne Sandrine riemerge infine, dopo una fuga, nel sole abbacinante dell'estate svedese. L'anno è il 1945. Alle spalle, fino a poco tempo prima, lunghissimi giorni inconfessabili; che le hanno scarnificato il cuore e la volontà, sebbene sul corpo e sul viso non abbiano lasciato tracce. Infatti, Sandrine è stranamente in buona salute, per essere una sopravvissuta. Porta con sé solamente il ricordo di un amore folgorante e subito perduto, vissuto all'ombra dei larici, e un bambino che dovrà nascere. Sette mesi più tardi sta già sposando Ivan Ceder, medico primogenito di una ricca famiglia della borghesia di Stoccolma, un sì pronunciato in un giorno di dicembre gelido e immobile, specchio perfetto della vita che la aspetta.
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