
Marialuisa Gingilli - Royal Stories Vol. 3. Royal Silence (2026)
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Ripercorro con la mente gli ultimi mesi, il funerale di quel maledetto, tutto l’appoggio che ho dato a Jamie nel momento per lui più difficile. Non possono chiedermi altro. Nessuno può pretendere che faccia ancora un passo verso il perdono. Perché io non perdonerò mai Timothy Haren. Il mio nome è Ophelia Elizabeth McLochlann e ogni giorno mi divido tra il lavoro alla Brú Art House e le responsabilità che ho deciso di assumermi con il mio popolo. Come se non bastasse, ho un matrimonio da organizzare al meglio e il tempo non sembra mai abbastanza. Nulla mi pesa, però, come il silenzio che si è insinuato tra me e Jamie. Lui c’è, ma sembra lontano, consumato dai fantasmi di un passato che io non posso cancellare. Non l’avrei mai immaginato, dopo tutto quello che abbiamo vissuto. Eppure inizio a temere che il nostro amore non possa superare ciò che lo tormenta: il fantasma dell’uomo che io non potrò mai perdonare e per la cui morte non verserò mai una lacrima. Ophelia evita con cura di comprendere il mio dolore, lo respinge, invece di abbracciarlo. Dice di volermi aiutare, ma ogni sua parola è un giudizio travestito da premura. Più cerca di salvarmi, più mi sento soffocare. Mi chiamo James William Murchad e fino a pochi mesi fa, oltre a insegnare Storia dell’Arte Contemporanea alla Queen Eleanor University, mi divertivo ad attaccare la Corona di Fiann con i miei murales. Esatto, Saor sono io. O meglio, lo ero. Mi sono distratto, non ho colto i segnali dell’imminente disastro che si stava per abbattere su di me e ora il peso di tutto ciò che è accaduto mi logora l’anima. Timothy è morto, ma continua a vivere dentro di me e con lui la rabbia, il senso di colpa per non essere riuscito a salvarlo, per non aver capito fin dove volesse spingersi. Ho perso il mio migliore amico, la mia identità, le certezze costruite a fatica e che ora mi scivolano dalle mani. Ogni parte di me sembra dissolversi tra ciò che ero e ciò che non sarò mai più, e Ophelia non vuole comprendere il mio dolore. Per quanto la ami più della mia stessa vita, comincio a credere che stavolta non ci sarà verità capace di salvarci.