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Auro Capone – Non Nobis  (2021)
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12 ago 2021, 21:02

Auro Capone – Non Nobis (2021)

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Un momento prima che accadesse: la storia della fine dei Templari.

Romanzo storico scritto dal Gran Maestro dell'Ordine Templare che racconta la storia di due amici nell'ultima parte di vita dell'Ordine Templare.

"Gentili e leggiadre dame, nobili e ardimentosi cavalieri, sono qui per narrarvi la storia del mio ami­co Jean de la Tour, figlio cadetto del conte a suo tem­po padrone di questo castello e valoroso cavaliere dell'Ordine dei Poveri Cavalieri del Cristo e del Tem­pio di Salomone nonché della mia, molto simile alla sua.

Lasciate prima che però vi presenti chi parla: il mio nome è Sid e sono nato nell'anno del Signore 1260 in questo castello, dal maniscalco Robert e da sua moglie Adrian, come primogenito e unico figlio in quanto mia madre morì poco dopo avermi dato alla luce per delle febbri maligne. Mio padre, che mi diede questo strano nome, cercò invano di insegnar­mi il suo onorato mestiere, ma io sognavo le avventu­re cavalleresche cantate dai menestrelli.

Più volte cercò di ridurmi alla ragione, anche con le maniere forti, ma invano, così alla fine decise di rinunciarvi, accusandomi del fatto che non avrei combinato nulla di buono nella vita.

Comprendendo il suo dispiacere, cercavo di as­secondarlo per quanto potevo, imparando qualcosa del mestiere di cui lui era maestro e che, tutto som­mato, rendeva abbastanza bene tanto che, in quell'epoca così difficile, non è capitato neppure una volta che nella nostra casa mancasse il necessario.

Nonostante ciò, continuavo a sognare che avrei avuto una vita avventurosa, che sarei diventato cava­liere e avrei combattuto, magari in Terra Santa, per difendere la vera fede.

Quand'ero bambino conobbi Jean, mio coeta­neo, che dimostrò subito molta simpatia e affetto nei miei confronti, volendo sempre giocare con me. Visto che questo sentimento era da me ricambiato, diven­tammo buoni amici.

Ho uno splendido ricordo di quei tempi lonta­ni: insieme fantasticavamo, e devo dire che il Conte, padre di Jean, non mostrava contrarietà al fatto che il figlio frequentasse un ragazzino di condizione così inferiore; anzi, qualche volta si fermava a chiacchie­rare con noi molto amabilmente, raccontandoci sto­rie di cavalieri e principesse e di malvagi saraceni che venivano sterminati, come Dio stesso voleva, dai va­lorosi guerrieri della Fede.

Ripensandoci adesso, a distanza di tanti anni, era davvero una brava persona e il mio ricordo spes­so torna a quelle giornate passate al castello. Dopo i racconti immaginavamo di essere noi i prodi cavalie­ri e fingevamo di combattere un po' goffamente con bastoni di legno, al che il signor Conte sorrideva e ci diceva che avremmo avuto la nostra parte di avven­ture, se era quello che davvero volevamo e, soprattut­to, quello che Iddio aveva in serbo per noi.

Il destino di Jean era già tracciato: il feudo con il castello sarebbe passato, assieme al titolo nobiliare, al fratello maggiore primogenito, mentre per lui ci sarebbe stata la possibilità di scegliere tra la carriera ecclesiastica, nei confronti della quale non sembrava nutrire troppo interesse, e quella di cavaliere errante, che rappresentava invece il nostro desiderio princi­pale.

Una volta Jean mi disse: “Anche se la nostra diversa condizione rende quasi impossibile un desti­no comune, farò il possibile per cambiare ciò che sembra deciso in modo che anche tu abbia l'opportu­nità di fare ciò che a entrambi sembra così importan­te. Giuriamo davanti a Dio che solo la morte ci sepa­rerà”. Sapevo che avrebbe mantenuto l'impegno pre­so e ciò mi riempiva di gioia e mi rassicurava sul mio futuro.

Jean aveva un precettore che gli insegnava a leggere, scrivere e a far di conto e, appena poteva, trasmetteva anche a me ciò che aveva imparato. Mi sentivo importante, nessuno dei miei avi aveva mai saputo né leggere né scrivere, per cui ero il primo a farlo, del che ero molto orgoglioso. Ero così interes­sato che tutto mi sembrava semplice. Al castello nes­suno era a conoscenza di ciò che accadeva; lo aveva­mo deciso insieme per il timore che questo potesse rappresentare un problema.

Come si può ben capire, dopo un po' il Conte si accorse del nostro piccolo inganno ma, contraria­mente a ciò che ci aspettavamo, fu contento e ci esor­tò: “Proseguite nei vostri studi, senza na­scondervi”. Anche mio padre, dopo un momento di perplessità, non ebbe nulla da ridire nei confronti di questa mia ennesima stranezza.

Ovviamente, non facevamo solo quello: ci irro­bustivamo con lunghe corse attraverso i boschi e i campi. Ricordando quei momenti spensierati, ne ho nostalgia.

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Stai guardando Auro Capone – Non Nobis (2021)!. Questo contenuto appartiene alla categori Romanzi Storici e Rosa ed è stato aggiunto il 12-08-2021, 21:02. Oltre il Paradiso.
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