
Vittorio Mathieu - Filosofia del denaro. Dopo il tramonto di Keynes (1985)
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Presso tutte le società umane - fin dalle più primitive - c'è una realtà (o, meglio un'«idealità») di cui non si trova traccia in tutto il resto dell'universo conosciuto e neppure, probabilmente, tra gli angeli, né all'inferno né in paradiso: il denaro. È sorprendente, perciò, che fin qui i filosofi si siano occupati così poco di un «mezzo» che caratterizza così tipicamente l'uomo, «animale che progetta». L'esigenza di tale studio si fa sentire ancor più oggi, dopo che per decenni il potere, alleato a parassiti di ogni livello, ha esercitato una spoliazione sistematica del risparmio e del lavoro, trincerandosi dietro teorie monetarie ricche di sofismi. Queste teorie sono oggi in ribasso anche sul piano tecnico, ma non sarà meno utile, per questo, denunciarne gli equivoci concettuali di fondo, quali: «fallacia naturalistica» che consiste nel trattare il denaro come una realtà fisica; la tendenza ad «aggregare» entità eterogenee; lo scambiare puri numeri per grandezze additive; lo spacciare per investimenti quelli che sono meri consumi e per reddito quella che è una spesa, e così via. Su queste cose è bene che prendano a riflettere tutti: non solo economisti e filosofi, ma imprenditori, risparmiatori e lavoratori, che dei sofismi sono stati e sono le vittime.
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