Dante Alighieri - (a cura di Natalino Sapegno) La divina commedia. Paradiso (1970)
Nel Paradiso è presente l'eterna beatitudine: le anime contemplano la divinità di Dio e sono colme di Grazia. Via via che Dante ascende, intorno a lui aumenta la luminosità e il sorriso di Beatrice diviene sempre più abbagliante. Dante arriverà a vedere Dio e a contemplare la Trinità grazie all'intercessione della Madonna invocata da S. Bernardo, ultima guida di Dante negli ultimissimi canti del Paradiso. Durante il viaggio in Paradiso, Dante spiega molte questioni filosofiche e teologiche seguendo le credenze medievali.
Gli angeli delle gerarchie si suddividono in tre ordini di tre cori ciascuno, secondo la dottrina già abbozzata da san Paolo (Efesini 1, 21; Colossesi 1, 16) e poi definita da Pseudo-Dionigi Areopagita filosofo neoplatonico del V secolo, nella "Gerarchia celeste". I tre ordini superiori rivolgono lo sguardo direttamente a Dio, e vivono completamente immersi in Lui. Sono Serafini, angeli il cui atto è solo amore; i Cherubini che sussistono nella conoscenza; i Troni la cui proprietà consiste nella partecipazione dell'altissima presenza di Dio. Seguono le Dominazioni, le Potestà, le Virtù. La loro esistenza si attua nella collaborazione, attraverso la contemplazione e l'amore, al piano di Dio. Gli ultimi tre cori, Principati, Arcangeli e Angeli, vivono partecipando dell'atto stesso divino che crea e regge il mondo, al divenire del cosmo e alla storia dell'uomo.
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