
Filippo Del Corno - Puccini '900. La seduzione della modernità (2024)
Torre del Lago, il primo giorno di aprile del 1924.
Giacomo Puccini morirà otto mesi più tardi, in una clinica di Bruxelles. Oggi, però, si sente bene, e sta per fare una delle cose che gli piacciono di più al mondo: viaggiare in automobile. Monta in macchina appena in tempo, ci vogliono sei ore per raggiungere Firenze. E questa sera, a Palazzo Pitti, va in scena la prima italiana del Pierrot Lunaire di Arnold Schönberg.
Puccini non lo sa ancora, ma tra non molto alcuni testimoni assisteranno a una delle strette di mano più enigmatiche – più dense di significato – nell’intera storia del Novecento musicale.
L’avventura del Puccini operista al volgere del secolo si sviluppa in tre atti, come su un palcoscenico: il tempo, il suono, l’immagine. O come al cinema, si potrebbe dire – livelli temporali sovrapposti, colori d’orchestra e rumori della vita, lunghi piano-sequenza alternati a fotogrammi di precisione. La poetica musicale del compositore di Bohème, Tosca e Madama Butterfly non può che riflettere, con passione vorace, il vorticante caleidoscopio della modernità.