
Pietro Gibellini - San Francesco poeta (2026)
Un grande santo, certo, ma anche un grande poeta: con il suo Cantico delle creature Francesco d’Assisi ci offre non solo il primo salmo in lingua volgare, ma anche la prima espressione di vera poesia della nostra letteratura. Non a caso molti scrittori, nei secoli, furono attratti dalla sua figura e dal suo capolavoro.
La prima parte di questo libro riguarda il testo della poesia-preghiera, nella forma che leggiamo e nel rapporto con la sua fonte. La lezione del Cantico che si stampa comunemente è davvero corretta? Come dobbiamo recitare i suoi versetti, nati per la voce e per il canto? E come va sciolto il dilemma, che divide tuttora gli studiosi, tra creature lodate e lodanti? Sono molte le affinità con il Salmo 148, di tanti secoli più antico, ma lo spirito profondo e il tono di commossa meraviglia sono propri di Francesco e del suo sguardo peculiare. Ancora: qual è la vera ragione che spinse il poeta ad aggiungere i versi sul perdono e sulla morte? L’immaginario femminile del Cantico non ci svela forse l’alto concetto che il Santo aveva della donna, in contrasto con la diffusa misoginia del suo tempo?
Seguono due affondi illuminanti sul segno lasciato da Francesco su due grandi poeti. Dante nella Commedia pone il santo in Paradiso e ne tesse, per bocca di Tommaso, un elogio commosso, facendone un ritratto memorabile quanto fazioso. D’Annunzio, nel suo francescanesimo estetizzante, attinge dalle Laudes il titolo per le sue Laudi di un creato senza Creatore, ma anche l’incanto della Sera fiesolana: lirica che si potrebbe rinominare, analizzandone la genesi assisiate e l’elaborazione, La sera francescana.