
Elizabeth Gilbert - Giù fino al fiume. Amore, perdita e liberazione (2026)
«Se sei molto fortunata, diceva Rayya, potresti trovare una persona, solo una, nel corso della tua intera vita, che ti accompagnerà fino all'East River. È la persona che sa tutto di te, con cui non potresti mai fingere, anche se ci provassi. Rayya mi diceva che ero io, la sua persona con cui spingersi giú fino al fiume». Ma chi conosce New York sa che l'East River e le strade che vi conducono non sono esattamente luoghi ameni e sicuri. Si capisce dunque perché, quando Elizabeth viene a sapere della malattia in stadio avanzato dell'amica e amante Rayya, le due comincino a chiamare «il fiume» proprio la morte. Un luogo difficile, dove accompagnare chi si ama nel modo piú intenso e profondo in cui si possa amare. La storia di Elizabeth e Rayya però non è solo una storia di amore e morte, ma anche di ossessione e dipendenza, dalle sostanze, dall'affetto e dai corpi, perché l'orizzonte della fine sa cancellare ogni limite, soprattutto quello che impedisce di farsi del male. Con il suo tipico stile riflessivo e pregnante, l'autrice racconta qui un viaggio diverso da quello che l'ha resa celebre con Mangia prega ama, un viaggio doloroso nella vulnerabilità e nella sofferenza, ma anche nella disintossicazione e nella riscoperta di sé. Perché ci vuole un grande coraggio per morire, ma un coraggio anche piú grande per vivere, prima di potersi un giorno incontrare di nuovo giú al fiume.