Alexandre Corréard, Jean Baptiste Savigny - Il naufragio della Medusa (2026)

«Qui n’a plus qu’un moment à vivre / n’a plus rien à dissimuler.»
— Philippe Quinault, Atys
All’alba del 2 luglio 1816, la fregata della Marina francese Méduse si incagliò sui banchi d’Arguin a causa dell’imperizia e della superbia di un comando inadeguato. Abbandonati a bordo di una zattera di fortuna, centocinquantadue uomini vissero tredici giorni di puro orrore alla deriva nell'Oceano Atlantico, dove la civiltà si sgretolò sotto il morso della fame, della sete e della follia.
Ma quando la furia degli elementi si placò e i pochissimi superstiti toccarono terra, ebbe inizio una seconda odissea: quella contro il muro di gomma della burocrazia ministeriale, la censura di Stato e il cinismo di un potere deciso a insabbiare le proprie responsabilità per proteggere la reputazione della Corona.
Affidata alla voce immediata e spietata dell’ingegnere Alexandre Corréard e del chirurgo Henri Savigny, questa memoria non è soltanto la cronaca di un disastro marittimo che sconvolse l'Europa e ispirò il celebre capolavoro di Théodore Géricault. È soprattutto la battaglia incrollabile di due uomini ridotti all'emarginazione per aver preteso giustizia e per aver scelto la via della nuda, inoppugnabile verità.
La presente edizione:
- Propone una nuova e moderna traduzione italiana pensata per restituire il ritmo incalzante e la cruda intensità narrativa dei testi originali del 1818.
- Alleggerisce l'apparato delle appendici puramente burocratiche per consentire un'esperienza di lettura fluida, coinvolgente e priva di scorie documentarie.
- Integra le testimonianze e la narrazione della marcia nel deserto attingendo ai resoconti coevi dei sopravvissuti.
Una testimonianza senza tempo sulla precarietà dell'esistenza umana e sul dovere inderogabile della memoria.