Stefano Pasquini - L'uomo della foresta: In Kalimantan (2026)

Ventitré giorni nel Borneo indonesiano, sulle tracce di Salgari, Conrad e Wallace.
Mompracem non è sulla carta. Il Kalimantan sì.
Nel settembre del 2026 dodici viaggiatori italiani partono per il Kalimantan, la parte indonesiana del Borneo: tre quarti dell'isola, quella che sulle carte ha meno nomi. Li guida Stefano Pasquini, coordinatore di viaggi di gruppo da molti anni, con quasi cento paesi alle spalle e più di tremila immersioni. Ad aspettarli, aeroporto dopo aeroporto, c'è una staffetta di persone mandate da Kani, il loro corrispondente, che per mesi è stato soltanto un nome in fondo ai messaggi.
Il viaggio comincia sul fiume nero di Tanjung Puting, dove un grande maschio di orango scende fino alle panche dei turisti e li guarda negli occhi, uno per uno. Passa per i mercati galleggianti di Banjarmasin, i cercatori di diamanti di Pumpung, la nuova capitale che l'Indonesia sta costruendo in mezzo alla giungla. Risale il Mahakam fra le chiatte del carbone, le longhouse dei Dayak e un funerale che dura giorni, dove i vivi ballano intorno alle ossa dei morti. E finisce nel mare di Celebes, fra le meduse di Kakaban che hanno dimenticato come si punge, le mante di Maratua e una Rafflesia aperta in una foresta che nessuno ha mai tagliato.
Accanto a questo viaggio ne corrono altri. Quello del norvegese Carl Bock, che nel 1879 risalì il Mahakam con il permesso di un sultano. Quello del giovane marinaio polacco che a Berau non sapeva ancora di chiamarsi Joseph Conrad. Quello di Alfred Russel Wallace, che sparava agli oranghi per capirli. E quello di Emilio Salgari, che il Borneo lo scrisse senza vederlo mai.
Un racconto di viaggio vero, in diciotto capitoli, un prologo e un epilogo, con più di sessanta fotografie a colori e in bianco e nero. Un libro fatto di digressioni, di storie lontane e di persone senza nome che lasciano il segno. E di una domanda che torna alla fine di ogni viaggio, quando le valigie non sono ancora uscite dal nastro: