La mattina del 10 ottobre 1517 il cardinale Luigi d’Aragona e il suo segretario Antonio de Beatis salirono su una collina sulle rive della Loira verso il castello di Cloux. Non andavano a rendere omaggio a un membro della famiglia reale ma a un principe dell’arte, e per di più italiano. Quando Antonio de Beatis sistemerà sul suo diario i ricordi emozionanti della giornata, con la limpida grafia dei segretari, non immaginava di consegnare ai posteri l’ultimo vero ritratto dell’artista più amato, studiato e frainteso del mondo, Leonardo da Vinci. In quella giornata, che rappresenta uno dei momenti destinati a entrare nella Storia, Leonardo mostra al cardinale e al suo seguito tre quadri ai quali stava lavorando e che saranno gli ultimi che dipingerà prima di morire: la Sant’Anna, il San Giovannino e la Gioconda. E proprio le vicende legate a questi tre dipinti – i più complessi e tormentati dell’esigua produzione pittorica di Leonardo – ci conducono nel mondo del genio rinascimentale, ci svelano particolari inediti sul suo rapporto con i committenti e con gli artisti contemporanei e ce ne restituiscono un’immagine completamente nuova.
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