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Cinquecento anni fa, il 29 marzo 1516, il Senato della Repubblica di Venezia adottò un provvedimento che avrebbe cambiato per sempre la vita e il destino degli ebrei d'Europa: «Li Giudei debbano tutti abitar unidi in la Corte de Case, che sono in Ghetto appresso San Girolamo». Con tale atto legislativo nasce il primo «ghetto», un nome derivato probabilmente dalla presenza sul luogo di un getto, cioè una fonderia, e diventato poi, in tutte le lingue del mondo, sinonimo di emarginazione e segregazione.All'interno delle mura del Ghetto Novo, le cui porte venivano chiuse al tramonto e riaperte all'alba, furono ristretti gli ebrei di tre «Nationi» (Todesca, Levantina e Ponentina), diversi per paesi d'origine, idiomi e tradizioni. Taglieggiati dal fisco ed esclusi dalle professioni (a parte la medicina) e dai mestieri gestiti dalle corporazioni, per sopravvivere gli ebrei «todeschi» si dedicarono al prestito di denaro, mentre i membri delle comunità levantina e ponentina, composte perlopiù da marrani espulsi dalla Spagna e perseguitati dall'Inquisizione, continuarono la loro attività di mercanti, riuscendo in pochi decenni a tessere una fitta rete di scambi in tutti gli Stati affacciati sul Mediterraneo.In questa edizione ampliata e aggiornata della Storia del ghetto di Venezia, un libro che ha avuto il merito storico di accendere i riflettori sull'argomento, Riccardo Calimani descrive la quotidianità, le usanze e i riti della variegata comunità ebraica locale, ne illustra gli altalenanti rapporti con le istituzioni e il governo della Serenissima e gli stretti legami con la vita produttiva e culturale cittadina (in particolare con il neonato settore tipografico-editoriale), e ripercorre le tappe salienti del lungo e tortuoso cammino che ha portato alla loro completa integrazione ed emancipazione.
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